Fondali profondi e rotte globali: Il porto di Gioia Tauro capitale italiana dei container

21.11.2025

Oltre 4 milioni di movimentazioni e collegamenti internazionali, tra sviluppo economico e sfide legate alla 'ndrangheta.

Il porto di Gioia Tauro si appresta a chiudere il 2025 come il primo in Italia per traffico di container, superando scali storici come Genova, Napoli e Trieste, e registrando oltre 4 milioni di teu movimentati.

Un traguardo storico che segna la trasformazione di un'area un tempo ricordata solo per gli sprechi della Cassa del Mezzogiorno e le infiltrazioni della 'ndrangheta in un hub logistico di rilievo internazionale, sottolinea oggi il Corriere della Sera.

Il successo del porto calabrese si basa sul modello del "transhipment": le grandi navi scaricano i container su imbarcazioni più piccole che raggiungono porti minori, permettendo a Gioia Tauro di connettersi a 120 rotte strategiche globali, di cui metà nel Mediterraneo e Mar Nero.
La struttura ha saputo resistere anche a shock esterni, come la crisi del Canale di Suez e l'introduzione di dazi commerciali internazionali.

Secondo Paolo Piacenza, presidente dell'Autorità portuale, l'anno 2025 si chiuderà con un aumento del traffico del 13% rispetto all'anno precedente, con l'obiettivo di superare i 4,3 milioni di container movimentati. Piacenza evidenzia che il porto punta anche a ridurre l'impatto ambientale grazie a investimenti nel "cold ironing" e alla digitalizzazione delle operazioni portuali, introducendo nuove professionalità e sistemi automatizzati per merci e gru.
Il porto si conferma anche come volano per l'economia locale: il retro porto dispone di spazi ampi e di sei binari ferroviari in grado di movimentare treni di grandi dimensioni, rendendo Gioia Tauro un potenziale polo logistico per tutto il Sud. Inoltre, il progetto del Ponte sullo Stretto prevede che le componenti vengano assemblate proprio a Gioia Tauro prima del trasporto su chiatte verso Messina.

Come evidenzia sempre il Corriere della Sera, la trasformazione del porto è stata possibile grazie a due fattori chiave: fondali profondi fino a 18 metri, che permettono l'attracco di navi lunghe fino a 400 metri, e la scelta di MSC come operatore principale. Questo ha posizionato Gioia Tauro al centro delle rotte che collegano Cina e Stati Uniti e ha ampliato l'impatto anche sul settore automotive.

Alessandro Panaro, esperto di economia marittima di Intesa Sanpaolo, precisa al Corriere che non si è trattato di un "salto improvviso": la vera svolta è stata la consapevolezza della vocazione del Sud verso infrastrutture e logistica. La ZES (Zona Economica Speciale) ha già attivato circa il 9% dei crediti d'imposta, ma gli effetti reali sul territorio saranno visibili nei prossimi cinque-sei anni.

Il porto di Gioia Tauro deve però confrontarsi con la presenza storica della 'ndrangheta.
Nel 2025 sono stati arrestati boss locali, tra cui Pino Piromalli, e sequestrati carichi di cocaina e armi, come un carico di 175 chili di droga scoperto a novembre e armi destinate alla Libia.
Secondo i dati di Libera, nel 2024 sono stati scoperti 3,8 tonnellate di droga nei container del porto. Don Pino De Masi, referente di Libera nella Piana di Gioia Tauro, ricorda che il lavoro legale e la presenza dello Stato sono il vero antidoto alla mafia, pur sottolineando che la vigilanza deve restare alta: «La 'ndrangheta non sta a guardare, la battaglia per la legalità è continua».
Fonti istituzionali citate dal Corriere ricordano che diverse cosche calabresi hanno broker operativi in Sudamerica, collegati a cartelli messicani e colombiani, e che hanno tentato di spostare i traffici verso porti alternativi come Genova.
Tuttavia, l'azione combinata delle forze dell'ordine e della società civile mantiene Gioia Tauro come punto centrale della legalità e dell'economia legale.

Conclude don De Masi: «Per fermare la fuga dei giovani e dare loro la possibilità di investire nel futuro della Calabria, serve puntare su legalità, innovazione e formazione, con un patto tra istituzioni e società civile».

Il Corriere della Sera evidenzia così la storia di Gioia Tauro come esempio di rinascita: da simbolo di sprechi e infiltrazioni criminali a hub globale dei container, dimostrando che infrastrutture, sviluppo economico e legalità possono cambiare il volto di un territorio.